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Don Bruno, ovvero "la nostalgia di Dio".

Don Bruno, ovvero "la nostalgia di Dio".

Note sul volume di B. Piubello "Voglio ricordare i benefici del Signore"
a cura di Nuccia Fratto Parrello

 

Don Bruno, ovvero "la nostalgia di Dio". nostalgia_40_1.jpg (Art. corrente, Pag. 1, Foto ingrandimento)Tra i benefici del Signore noi vogliamo ricordare quello di averci dato Don Bruno. "Se tu, che mi hai letto, mi hai capito, ringrazia e benedici con me il Signore".
Così Egli si rivolge al lettore quando pensa di avere detto tutto quello che poteva, quando sente che "il giorno ormai volge al declino". E il lettore, questo lettore che è, poi, una lettrice, gli risponde con profonda commozione. - Sì, ti ho capito, ho bevuto fino in fondo le tue parole, facendo mia la tua gioia e quella malinconia che ti spingeva alla continua ricerca dell'Assoluto.
Questa ricerca è stata il filo conduttore dell'esistenza di Don Bruno, è la mia, è quella di tanti esseri umani che si sforzano di comprendere i grandi misteri della vita, primo fra tutti il dolore. "Nelle confessioni ... ascolto, ascoltiamo, più sofferenza che peccati", scrive il Nostro in una delle sue pagine più toccanti. La sofferenza ha mille facce, è figlia dell'indifferenza, dell'abbandono, del disprezzo, dell'ingratitudine, del distacco. La morte improvvisa di un giovane parrocchiano pone il novello sacerdote di fronte al più grande dei misteri, quello dell'aldilà. Don Bruno, come uno qualsiasi di noi, sente vacillare le sue certezze e descrive il dramma esistenziale dell'uomo che si dibatte fra i rovi del dubbio e cerca una luce che possa guidarlo.
Attraversa "una valle oscura", immerso in un silenzio infinito, col buio più fitto nel cuore, in umile attesa del momento risolutivo del suo conflitto tra fede e ragione.
Là ci sono i suoi amati libri, e studia, e prega, e spera. Dio ha una sua "misteriosa pedagogia" nel formare i pastori delle sue pecorelle. Finché giunge il lampo rivelatore, "la fede è corrispondenza della realtà con la verità totale ... è una relazione con Dio e in Lui con tutto ciò che esiste e avviene". Il giovane prete ora potrà aiutare i fratelli assillati dal dubbio: nulla succede per caso, non è stato un caso il suo smarrimento nella valle oscura.
Gli studi occupano tutto il tempo che gli resta libero nell'esercizio del suo ministero e delle molteplici attività che progetta, realizza e coordina. Gli studi che ha amato fin da bambino, quando spendeva quasi tutto in libri, e godeva nel palpeggiarli, ritagliarne, come si faceva allora, le pagine, ricoprirli di carta colorata. E' un sacerdote colto, ama la letteratura, la poesia, predilige (e lo condivido) il Purgatorio, la cantica dantesca della speranza, dell'elegia, della nostalgia di luce.
Il Concilio Vaticano Il di cui comprende appieno la grandezza, la verità, il soffio di libertà, lo aiuta ad assimilare l'idea della Storicità, "categoria che apre alle novità dello Spirito'", ti fa apprezzare il presente, ti conferma che il Signore è sempre con te e ti accompagna per tutto il tuo cammino, perché continua ad incarnarsi nella Storia.
Il tempo terreno di Don Bruno è cammino di libertà: da persona libera aiuta altri a diventare tali, anche rispetto alle proprie paure.
In questo cammino la preghiera è il viatico quotidiano, un filo diretto con l'eternità: quando, in ginocchio, con la testa fra le mani, sente il suo essere e la sua storia "come concentrati in un punto solo, chiaro, ineffabile".
"Mio padre era un cristiano... Una quercia. E io sono cresciuto alla sua ombra". Un cristiano vero nelle opere, e nella preghiera che si respirava nell'aria, sul desco, nel quotidiano di questa famiglia, dove la madre, non colta, intuiva tuttavia con straordinaria chiarezza che la verità della vita si incontra con la verità del Vangelo. Don Bruno, nato in questa sana famiglia di contadini, diventa un fanciullo e resta tale: sempre capace di stupore, attento alle voci della natura e dell'io interiore.
Questa sua fanciullezza in itinere, che definirei assolutamente poetica, gli dà assai presto la percezione di una presenza misteriosa e dolce: è la chiamata. La sente fin da subito: mentre gioca nella corte, dove arrivano i carichi di fieno su cui volteggiano le rondini; nei campi che gli cantano nel cuore; a primavera, quando va con la madre lungo gli argini a raccogliere le viole tra l'erba; e "davanti alla porta di casa". Si sente chiamato e prega: il suono della campana della sera diventa, fin dalla più tenera età, il suo "desio" di preghiera, di contatto con l'Assoluto in quella ricerca così presto iniziata e mai finita.
La malattia prova duramente il suo corpo e il suo spirito, un'altra valle oscura che attraversa con un altro viatico: le vite dei santi. Incontra Teresa di Lisieux, la cui vocazione è l'amore. Piange di commozione: ha scoperto che è così anche per lui, tra l'altro capace, come la Santa Carmelitana, di cogliere nelle piccole cose di ogni giorno la presenza del Signore.
Continua a cercarLo dappertutto, a interrogarsi sulla propria malinconia. E' convinto che essa nasca dal fatto che nulla può rappresentare per lui la pienezza cui anela, finché un lampo improvviso gli percuote la mente. La sua non è malinconia, ma nostalgia, non di un passato, bensì di qualcosa che deve venire, qualcosa da raggiungere e da attingere: è nostalgia di Dio. La nostalgia di Dio diviene l'identità a lungo cercata, nostalgia di amore da ricevere e donare, nostalgia della creatura per il Creatore, nelle cui braccia un giorno si troverà.
Trascorre il tempo, l'anima fanciulla è sempre più innamorata di quella natura, che, da bambino, gli è stata anche madre: lo affascina il tramonto d'autunno, l'arcobaleno di sera, il crepuscolo. Nel suo crepuscolo Egli ritrova quello che succede al termine di una giornata d'autunno e si guarda dentro, come mai aveva fatto con gli occhi fissi sui momenti di sfiducia, di debolezza, di smarrimento; le emozioni si affollano e, come sempre, tutto si fa preghiera.
Palpitano fra le pagine di questo libro i pensieri e il cuore di un uomo vero, che ha saputo raccontare la sua vita con semplicità ed estremo rigore morale, senza mai assolversi o tacere la verità. Ci ha mostrato un sentiero difficile e faticoso, ma anche pieno della gioia che viene dalla consapevolezza di essere autentici, di non tradire mai se stessi e la propria vocazione, qualunque essa sia.
Quella che Egli, con umiltà, definisce "la piccola, povera storia della mia vita", è in realtà una storia edificante, ricca di grandi sentimenti, capace di suscitare forti emozioni nel lettore, che spesso si ritrova in sintonia con quest'anima pudica e forte, sensibile e generosa, da sempre proiettata verso plaghe celesti.
E allora perché dire no ai ricordi che, come bambini vocianti, chiedevano di non essere dimenticati, di trovare vita da qualche parte? Bene ha fatto Don Bruno ad ascoltarli quando premevano con immagini e sentimenti rimasti intatti in fondo al cuore. E' grazie a loro che abbiamo potuto conoscere la vita di questo Sacerdote che, oltretutto, ha fatto del suo ministero un fulgido esempio. Senza di loro non avremmo neanche conosciuto l'uomo della speranza quella meravigliosa e sorridente bambina che ci tiene per mano. Con una mano nel tempo e una mano nell'eternità, è lei che ci accompagna nel cammino nella vita fino all'ultimo incontro con Dio e con i nostri cari".
Grazie, Don Bruno, per averci insegnato con l'esempio e senza retorica, la via delle virtù: la fede "collante ... delle gioie come dei dolori"; la carità "amore nella verità e nella libertà"; e quella dolcissima speranza bambina che ci tende la mano e ci sorride indicandoci il Cielo fino alla fine del tempo.

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